Evoluzione della Forma

Isola di San Giorgio, Venezia

Funzionale o decorativo, il vaso è trasversale a tutte le culture e a ogni epoca. È un oggetto bellissimo, in grado di narrare molte storie. Allestimento per Triennale di Milano ad Homo Faber 2018.

Alcuni si ostinano a pensarlo come semplice contenitore. Come recipiente destinato ad accogliere le sostanze solide, liquide o gassose che da lui – spesso, ma non sempre – prendono forma. In realtà, un vaso non è un semplice contenitore. Come ha detto una volta Georges Braque: “Il vaso dà forma al vuoto, la musica al silenzio”. Fin dalle più antiche culture umane, il vaso è un oggetto che non si esaurisce nella funzione che è chiamato a svolgere, ma è perennemente alla ricerca di sperimentazioni formali ed espressive che ne fanno un testimone emblematico delle sedimentazioni successive che una certa cultura è andata depositando negli oggetti.
Dal punto di vista tipologico, insomma, il vaso è un archetipo: uno di quegli elementi primari che stanno alla base della nostra cultura oggettuale. Per questo, attraverso una selezione di una cinquantina di vasi provenienti dalle più importanti collezioni europee, in questa mostra abbiamo cercato di rileggere, attraverso l’evoluzione di questo oggetto particolare, la storia del design europeo e i suoi legami e collegamenti con l’artigianato.
Il vaso può essere realizzato nei materiali più disparati – terracotta, porcellana, ceramica, metallo, legno, vetro e plastica – e basterebbero i tanti nomi che sono stati forgiati per designarlo e per specificarne forma e funzione – anfora, orcio, giara, situla, brocca, caraffa, urna e così via – per dire la ricchezza semantica, ma anche storica e sociale, dell’oggetto.
Per di più, nel corso del Novecento il vaso è stato uno degli oggetti che più si sono ritrovati sulla linea di confine che al contempo unisce e separa il design e l’artigianato. Artigianato significa pezzo unico, design produzione di massa, ma entrambi hanno la stessa attenzione per la forma e la funzione, per l’estetica e la sperimentazione ed entrambi riflettono lo spirito e le esigenze del tempo. Il vaso è proprio uno di quegli oggetti che più facilmente sono passati dalla produzione artigianale a quella industriale, ma che conservano tracce e indizi della loro matrice artigianale anche nella produzione industriale. Anche perché tutti i prodotti realizzati per la produzione in serie prevedono una fase preliminare di prototipazione e un lavoro su piccole quantità che sono molto vicini all’artigianato. I vasi selezionati per la mostra cercano di offrire una panoramica il più possibile sfaccettata di questa relazione. La selezione comprende diversi stili, dall’Art Nouveau al Cubismo, dal Postmodernismo fino al design contemporaneo. Abbiamo cercato di documentare sia le tecniche antiche e tradizionali sia quelle più contemporanee e sperimentali, andando a testare la loro efficacia sui materiali più diversi. Un esempio contemporaneo molto interessante della mostra è il lavoro di Mischer’Traxler Studio a Vienna: le opere collettive sono un processo di produzione che funziona perfettamente solo quando le persone prestano attenzione alla macchina. Reagendo al suo pubblico, il processo traduce il flusso di persone in un vaso. Il risultato che ne deriva varia in termini di colore e dimensioni, proprio come il livello di interesse varia durante il periodo di produzione. Citiamo questo lavoro perché mette in discussione la relazione tra uomo e macchina, fra artigianato e produzione in serie, e proprio a partire dal modo di produzione di un vaso apre un’interessante finestra sul futuro.
Triennale Design Museum Team

Curatore,

Triennale Design Museum Team

Progettazione

apml Architetti Pedron / La Tegola

Alessandro Pedron

Maria La Tegola

Matteo Artico

Anna Valastro

Marco Vittor

Produzione

Civita Tre Venezie

Illuminazione

iGuzzini

Homo Faber, Venezia 2018

APML firma 7 allestimenti e il coordinamento tecnico